Massimino Iannone


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La tonnara di Palinuro: un atto notarile del sec. XVIII

Fatti storici



7 aprile 2013.


Una delle più redditizie attività commerciali, nel territorio di Pisciotta, durante i secc. XVII e XVIII, era costituita dalla pesca con le tonnare, una a Palinuro, l'altra a Pisciotta, di proprietà dei Pappacoda, feudatari del tempo, date solitamente in fitto ad imprenditori locali.
La pagina seguente è la trascrizione (con revisioni linguistiche e qualche semplificazione) di un atto del 13 settembre 1783, stipulato dal notaio Carlo Tufarelli di Napoli, che ho rinvenuto presso l'Archivio di Stato di Salerno. Con esso si decide la costituzione di una società per l'utilizzazione della tonnara di Palinuro, prevedendone nel contempo il potenziamento.


13 settembre 1783. Costituiti l'Ecc.mo Sig. D. Giovan Carlo Doria, Procuratore Generale della Principessa Giovanna Pappacoda, e d. Francesco Vetere, della Terra di Pisciotta, che interviene per sé ed in rappresentanza del padre d. Nicola. Le parti asseriscono che la principessa possiede nei suo feudi di Centola e Pisciotta il jus della tonnara, di cui si è sempre avvalsa, situandola e calandola nel porto di Palinuro; ed avendole i sigg. Vetere detto che ci sarebbe più abbondante pesca se la tonnara si situasse in un luogo più distante, e propriamente alle Saline, come i sigg. Vetere asseriscono di aver appreso da persone esperte, che sono del parere che sebbene le spese siano molto maggiori, perché viene una tonnara assai più grande, ciò nonostante sarebbe più vantaggioso per l'abbondante pesca, le parti sono giunte all'accordo di calare la tonnara alle Saline in società tra loro nella primavera dell'anno 1784 a metà per ciascheduno, tanto nelle spese che nel lucro, ai seguenti atti e condizioni.
1 - L'amministrazione della nuova tonnara dovranno esercitarla unicamente i Vetere, padre e figlio, con il solo obbligo di dar conto alla fine di ogni anno delle entrate e delle uscite, senza pretendere alcun compenso, con la libertà per la principessa di situarvi una persona a sue spese che possa annotare con libro a parte gli introiti e le uscite, senza alcuna ingerenza.
2 - Le parti, considerando che nella nuova situazione della tonnara, che oltre ad essere più grande è più esposta alle ingiurie del tempo, e che i vecchi utensili della tonnarella di Palinuro oltre che pochi sono in gran parte inservibili, specialmente barche e bastimenti, hanno deliberato di comprare gli arredi di qualche tonnara dismessa, possibilmente di quella di Terracina, che contiene tutte cose utili ed efficienti, soprattutto i bastimenti e le barche quasi nuove, oltre a molte ancore che sarebbero di grande giovamento, perché se si volessero acquistare tutte nuove le cose che mancano, la spesa sarebbe molto ingente; si dovrebbe per ora sborsare la somma di 500 ducati per uno ed i sigg. Vetere devono aver cura di effettuare tale compera che, insieme agli accomodi da fare a Terracina alle barche e bastimenti, ed al nolo per il trasporto della roba si pensa debba ascendere a tale somma, rimettendosi la principessa all'efficacia ed alla probità dei sigg. Vetere, che esibiranno chiaro conto delle spese.
3 - Dovendosi in seguito comprare i libani, apparati, stoppa, pece, colori, sugheri, spago ed altro, la principessa sborserà a richiesta dei Vetere l'altra somma che occorrerà per sua parte, che si ritiene possa ascendere a tre-quattrocento ducati, mentre il di più che occorrerà in seguito si spera possa venire dall'introito della pesca.
4 - Gli attrezzi vecchi ed altro, della tonnara di Palinuro, che fossero utilizzabili nella nuova, a giudizio di due periti nominati uno per ciascuno, la principessa dovrà darli ed i Vetere riceverseli, e fatti apprezzare da detti periti, il valore sarà segnato nella società a beneficio della principessa, e in caso di dismissione della società, essa dovrà riprendersi tutto, procedendo ad altra analoga valutazione. Viceversa, se i Vetere dovessero fornire cose occorrenti alla tonnara nuova da quella vecchia, che attualmente hanno in affitto, due periti dovranno apprezzarle come sopra, e le riprenderanno mediante altra valutazione, e così per la principessa che per i Vetere, si conteggeranno come danaro che si ponga nella società.
5 - Tutti gli attrezzi, vecchi e nuovi, che ci saranno a conclusione della Società, come ancore, bastimenti e ogni altra dote della tonnara, si dovranno vendere al maggior offerente previa stima fatta da due periti, uno per parte, preferendo ad un estraneo, a parità di prezzo, prima la principessa, poi i Vetere; e non essendovi compratori, la prelazione sia fatta sul valore fissato dai periti, e se non volessero esercitarla né la principessa né i Vetere, la roba si dividerà in parti uguali, come i periti stabiliranno.
6 - La società per la tonnara alle Saline deve durare, dopo il primo anno di esperimento, altri otto anni, quattro di fermo
(= obbligatori, N.d.A.) e quattro di rispetto (= facoltativi, N.d.A.), con obbligo, tanto per la principessa che per i Vetere, nel caso in cui dopo il primo anno di esperimento o anche dopo i quattro anni di fermo vi sia controversia se sia riuscito o no, e che vogliano continuare la società oppure no, chi di loro non volesse continuare deve denunciarlo alla fine di giugno del primo anno 1784 o dell'ultimo anno di fermo, senza che chi voglia sciogliere la società possa proibire all'altro di calarsela da solo o in società con altri, e non possa pretendere di prendersi le robe, ma solamente che si apprezzino con le stesse regole da due periti, e la metà che per i quattro anni di fermo voglia continuare a calare la tonnara dovrà pagare all'altra la metà del valore stabilito dai periti.
7 - Poiché questo esperimento può arrecare gran vantaggio al Feudale della principessa, si è convenuto di pagarsi a suo beneficio, alla fine di ciascuno dei nove anni, la terza parte dell'utile della tonnara, al netto delle spese, purchè detto utile non ecceda i 900 ducati, e in caso d'eccesso l'Estaglio è sempre stabilito in 300 ducati. E se la principessa si ritirasse dalla società, dovrà per la terza parte stare ai conti dei sigg. Vetere.
In ultimo, la principessa è tenuta a fornire tutte le comodità di magazzeni, case ed altro nel porto di Palinuro, così come ai precedenti conduttori della tonnara di Palinuro ha dato, per abitazioni dei marinai e conservazione delle robe; deve inoltre accordare nel suo Casino, detto la Casa dei Bagni, una comoda stanza ai Vetere per abitazione, durante la tonnara, perché possano vigilare con la loro presenza, ed attendere agli interessi della nuova tonnara; e la principessa accorderà tutto ciò che in precedenza ha accordato.

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