Massimino Iannone


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Arcidiacono don Pietro Cembali

Le famiglie


6 agosto 2013

Una figura notevole nella storia di Pisciotta, ma di cui poco si parla, Ŕ il sacerdote Don PIETRO CEMBALI, vissuto tra il '600 ed il '700. Fu Arcidiacono della Diocesi di Capaccio; a Pisciotta, come giÓ detto in un'altra pagina, fond˛ la Confraternita dell'Assunta e, insieme alla famiglia, edific˛ la Cappella della Mercede.
Le proprietÓ dei Cembali (don Pietro aveva un fratello Giuseppe, pure sacerdote, ed una sorella Claudia) passarono ai loro cugini della famiglia Lancellotto (la madre dei Cembali era Lucrezia Lancellotto). Una digressione: nella famiglia dei Lancellotto di Pisciotta non vi Ŕ stato mai un vescovo, come qualcuno erroneamente sostiene.
Don Pietro Cembali era dotato di forte personalitÓ (ebbe anche degli scontri con la Curia Vescovile) e di altissimi valori religiosi ed etici.
Il documento seguente Ŕ un atto del notaio Troccoli che ho rinvenuto presso l'Archivio di Stato di Napoli. Si tratta di una dichiarazione di pentimento di un sacerdote che, insieme ad altri, alla vigilia di una visita ispettiva di don Pietro presso le loro parrocchie, temendo che sarebbero stati scoperti e puniti i loro comportamenti immorali, costruiscono contro don Pietro false prove per bloccarne l'operato.



Napoli, 21 febbraio 1741. Costituito il rev. sac. d. Celestino Fucillo della Terra di Rotino, nel Cilento, della Diocesi di Capaccio, dimorante in Napoli, il quale con giuramento tacto pectore attesta come gli anni passati, quando uscý per Visitatore nel Ripartimento del Cilento il sig. don Gio. Pietro Cembali, Arcidiacono di detta diocesi, esso attestatore si trovava nella Terra di Rotino, in cui s'ebbe notizia dai paesi vicini che detto Arcidiacono esercitava detta sua incombenza con molto zelo nel correggere i vizi degli Ecclesiastici, il che dispiacque agli Eccl. viziosi, ed affinchŔ avessero sfuggita la correzione di detto Arcidiacono visitatore, pens˛ il sac. d. Andrea Oliva Arciprete di detta terra di stizzare Mons. Vescovo di Capaccio contro detto sig. Arcidiacono con molte imposture e corpi falsi, e nello istesso tempo pales˛ a molti sacerdoti, cosý di detta terra come d'altre circonvicine la sua intenzione, incaricando, che ogni sacerdote avesse pigliato un poco di denaro per i bisogni di tali affari; e come che ogn'uno, che menava vita libertina, e si ritrovava infangato nel vizio delle prattiche disoneste, promise subito per non essere corretto quel denaro che bisognava, e per tale effetto fece formare un Albarano [scrittura privata, N.d.A.], che esso attestante scrisse di suo proprio carattere, per star sicuro di tutti, quale sottoscrisse il medesimo d. Andrea Oliva, una con esso attestante, e li sacerdoti d. Giacomo di Napoli, d. Antonio Mignone, d. Nicola Capuzzuto, d. Carlo Verdeoliva, d. Lucantonio Magnone, d. Mauro del Mercato, clerico Giuseppe Colella, d. Criscenzio Forte, ed altri, e dopo diede li corpi suddetti falsi a Mons. Vescovo di Capaccio, il quale dopo essersi stizzato contro detto sig. Arcidiacono Visitatore, incontinente ordin˛ al Primicerio di Capaccio e a d. Francesco Albo scrivano, che avessero pigliata informazione contro l'Arcidiacono, che sospese dalla visita nell'istesso tempo, la quale faceva con tanto zelo. In esecuzione di detta commessa ordinata da Mons. Vescovo, si port˛ il Primicerio e scrivano Albo nella Terra di Rotino, dove giunti per accapare detta informazione, immediatamente tanto d. Andrea Oliva quanto d. Giacomo di Napoli, d. Anonio Mignone, cl.co Giuseppe Colella, d. Giovanni Signoriello ed esso attestante, con molti degli altri, che avevano firmato detto Albarano, trovarono testimoni falsi con subornazione ed altro, e quelli fecero esaminare sopra detti corpi falsi, li quali colle deposizioni false de' testimoni li ridussero veri, quando erano giÓ falsi e tramati nella maniera come di sopra. E pervenuto tutto ci˛ a notizia di detto sig. Arcidiacono, immediatamente si port˛ in Roma per dimostrare la sua innocenza, ed ha fatigato pi¨ anni per mettere in chiaro tali corpi falsi, ed impostare a Roma. E frattanto esso attestante ebbe sempre il rimorso di sua coscienza d'aver fatto male al prossimo per sfuggire la sua correzione, ad oggetto che fu uno dei corretti coll'obbligo si fosse portato in Napoli a far gl'Esercizi spirituali a spese di detto Arcidiacono, e per mandare in esecuzione detto suo rimorso di coscienza, si port˛ in questa cittÓ di Napoli, in cui and˛ subito a fare gli Esercizi alli P. P. delli Vergini, dove elettosi il suo P. Spirituale si confess˛ le sue colpe, e specialmente quanto di male con dette imposture era stato fatto al sig. Arcidiacono, lo che inteso da detto P. Spirituale disse che avesse rimediato di risarcir la stima del mentovato Arcidiacono, e per l'interessi patiti avesse al medesimo domandato perdono, e non sapendo esso attestante come rimediare, detto P. Spirituale l'impose che quanto era accaduto l'avesse rivelato a quel tribunale, in cui pendeva la causa, ed uscito che fu da detti esercizi incontinente fece tre rivele di sua propria mano, ed in forma valida, una ne mand˛ all'Em.mo sig. Cardinal Ferrari, capo della S. Congregazione de' Vescovi, e Regolari; un'altra all'Em.mo sig. Cardinale Pico, che era il Ponente di detta causa, e l'altra al sig. secretario di detta Sacra Congregazione; la quale, in vista di dette sue rivele ordin˛ che detto sig. Arcidiacono non fosse stato pi¨ molestato circa li corpi suddetti, nella maniera come di sopra falsi, e poscia domand˛ al detto sig. Arcidiacono con sua lettera, il quale iscrisse ad esso attestante con tanta bontÓ altra sua lettera, colla quale li diceva che lui indegnamente pregava il sig. Iddio per quelli che l'avevano fatto male. Ed affinchŔ non resti in conto alcuno macchiata la stima di detto Arcidiacono, per la veritÓ ad futuram rei memoriam esso attestatore spontaneamente l'ha dichiarato e confessato, anche ad oggetto di star quieto colla sua coscienza, e non altrimenti, nÚ d'altro modo.

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