Massimino Iannone


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Il Convento

I monumenti

13 gennaio 2013
Il Convento di Pisciotta, dell'ordine dei Minori Osservanti di S. Francesco, fu voluto dai feudatari del luogo, che ne favorirono la costruzione, iniziata nel 1522.
Ha una storia plurisecolare, attraversata da varie vicissitudini: danneggiato o distrutto da ripetuti attacchi dei pirati barbareschi, fu
ogni volta ricostruito.
Chiuso e poi riaperto durante il "decennio francese", è stato definitivamente chiuso nel 1866.
Oggi di esso sono rimasti pochi ruderi: parte della torre campanaria e poche arcate del chiostro. La sottostante immagine rappresenta parte della chiesa, demolita molti anni fa.

Si riportano qui sotto due lettere, che ho rinvenuto tra i documenti dell'Intendenza nell'Archivio di Stato di Salerno:
- la prima lettera, del 1818, è una richiesta dell'arciprete di Pisciotta all'Intendente per sollecitare la riapetura del Convento, che avverrà nel1822;
- la seconda, del 1826, è del Guardiano del Convento che, non riuscendo a farsi restituire dll'arciprete alcuni arredi sacri del Convento, che custodiva, si appella al Re.
Entrambe le lettere sono importanti, anche per i riferimenti alle strutture del Convento ed alle vicende storiche.


Parrocchia di Pisciotta Pisciotta, 11 Aprile 1822

Eccellenza,

avendo questa popolazione inteso, che Sua Maestà, D. G., si compiace annuire alla dimanda fattale insieme con me, per la ripristinazione di questo Monistero soppresso de' Frati Minori Osservanti di S. Francesco sito in questa Comune, è corsa in folla da me, acciò esposto avessi colla massima sollecitudine all'Ecc. V.ra il loro ardente desiderio per una famiglia Religiosa in detta Comune. Tutti i Proprietari di ogni ceto, tanto di questa Comune, quanto dell'intero Circondario si obbligano insieme con me non solo alla rifazione del d.o Monistero, m anche alla manutenzione della Famiglia Religiosa.
Non creda però V. E., che detto locale fosse rovinato in modo, che bisogno avesse di grandissimi accomodi, mentre l'intero dormitorio composto di dodici stanze è tutto abitato, parte da questo Regio Giudice, parte dal Cancelliere, e parte preparato per la Gendarmeria, se mai qui venisse, e perciò atto a ricevere una Famiglia di sei, in sette Religiosi. Il rimanente poi, che ha bisogno di qualche accommodo, ma non urgente, mi obbligo io, insieme con altri, di tutto rifare, ed accomodare. Siccome questo Giudice, e Cancelliere son pronti ad evacuarlo per dar luogo ai Frati, così questo Sindaco, e Decurionato, son pronti dietro la certezza della reintegra di tutto approntare per la dimora del Giudice, Cancelliere, e Brigata di Gendarmeria nel corpo del Paese, nel mentre, che ora son fuori di esso nel detto Monistero.
Se la Maestà Sua si compiacerà consolar questa Comune coll'intero Circondario, colla repristinazione del d.o Monistero, indubitatamente il mal costume anderà a cessare, e il Culto religioso si aumenterà, mentre niuno più di me, che sono l'arciprete di questa Chiesa ne conosce il bisogno, e l'utilità che apporteranno i Frati tanto nello spirituale, quanto nel temporale, voglio dire nell'educazione della Gioventù. Si aggiugne ancora lo scarsissimo numero de' Sacerdoti, acciaccati quasi tutti da cronici mali, ed avvanzati in età, ed in conseguenza lo scarsissimo num.o anche de' Confessori necessarj per mantenere la buona morale. Ciò posto, ci auguriamo dalla pietà, e zelo dell'Ecc. V.ra, colla massima sollecitudine un esito felice, dietro i suoi favorevoli rapporti in Secreteria.
E col solito rispetto, passo a farle umile riverenza.
M. M. Pinto Arciprete









1826 Sacra Real Maestà


Sire
Fra Silvestro del Sacco Guardiano del Monistero dei PP. Osservanti di Pisciotta, prostrato ai piè del Vostro Real Trono, con divote suppliche l'espone, che soppresso il Monistero anzidetto nel dì 3 Agosto 1808, per disposizione del Governo di quel tempo, furono inventariati tutti i sacri arredi, che vi esistevano, e per ciò che riguarda i sacri arredi compresi gli argenti rimasero in potere del Religioso Fra Lodovico di Pisciotta, il quale continuò a mantener la Chiesa aperta al culto del Signore, officiandovi come al solito; ed in prosieguo, e propriamente in Agosto 1812 ottenne dall'Occupatore il permesso di continuare a tenere aperta la Chiesa, e di rimanervi tutti a sacri arredi sotto la direzione del mentovato Fra Lodovico, a cui si diè il carattere di Rettore, come rilevasi da uffizio del Sotto Intendente di Vallo in data de' 5 Settembre 1812, n° 698. In Giugno 1817 essendo stato il mentovato fra Lodovico eletto Guardiano del Monistero di Vatolla, e non rimanendovi nel Monistero Religiosi Sacerdoti, che potessero officiarvi, pensò di passare in mano dell'Arciprete D. Michele Pinto tutti i sacri arredi compresi gli argenti. Riapertosi il Monistero per Religiosità e pietà del vostro augusto predecessore Ferdinando I° di felice ricordanza, come da Decreto de' 23 Dicembre 1822, il supplicante destinato Guardiano di detto Monistero fece le possibili premure al Sig. Arciprete Pinto per la restituzione di tutti gli arredi, ed a stento ne ottenne un Incensiero con Navetta senza cucchiarino, un Calice di rame ciprio, ed un altro d'argento senza patena, recusandosi di consegnare la Sfera, Croce, Sicchietto di argento, sul motivo, che questi oggetti erano serviti per l'acquisto di una ricca e grande Sfera per uso della Chiesa Parrocchiale, siccome si ricusò di restituire una Pianeta verde festiva, ed uno stipone. Essendo riuscite infruttuose le preghiere e le domande, non resta al supplicante altra via, che quella di rivolgersi alla M. V., e perciò la prega di ordinare a chi si conviene, acciò il Sig. Arciprete Pinto subito sia obbligato alla restituzione degli oggetti sopra indicati, e che indispensabilmente servono per le sacre funzioni, ed oltre ad esser giusto. L'avrà a grazia, ut Deus
Fra Silvestro del Sacco Sup.e come sopra

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