Massimino Iannone


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Lettera di mons. Pappacoda

Le famiglie

18 gennaio 2013
Una tra le personalità più illustri cui Pisciotta ha dato i natali è sicuramente mons. Luigi Pappacoda (1595 - 1670), membro di quella famiglia che, acquistato il feudo di Pisciotta a fine Cinquecento, lo tenne per due secoli, fino alla sua abolizione. Mons. Pappacoda fu nominato vescovo di Capaccio dal 1635 al 1639, ma in pratica esercitò il mandato dal suo Palazzo a Pisciotta, dove rimase fino al trasferimento a Lecce. Qui favorì tra l'altro la ricostruzione degli edifici religiosi secondo l'innovativo stile architettonico, che ancor oggi si ammira, denominato "barocco leccese".

Ho avuto la fortuna di ritrovare, presso l'Archivio di Stato di Roma, numerose lettere, alcune scritte da lui quand'era ancora sacerdote, altre dal fratello, marchese Federico, a
mons. Gaspare Mattei, altissima personalità vaticana (sarà cardinale e Nunzio Apostolico), di cui il marchese aveva sposato la sorella Porzia.

La sottostante lettera fu scritta nel dicembre 1631 da Napoli, dove don Luigi Pappacoda s'era recato col nipote Francesco (futuro marchese di Pisciotta), e riporta una interessantissima, dettagliata descrizione di una tremenda eruzione del Vesuvio, con terremoti e maremoti, che si verificò durante il suo soggiorno (
ho omesso solamente pochi periodi ed ho ritoccato la punteggiatura e qualche parola).
Gli effetti dell'eruzione - è detto in una lettera successiva - si ebbero anche a Pisciotta, dove arrivarono abbondanti le ceneri.



Le immagini a sinistra mostrano mons. Pappacoda (sacrestia del Duomo di Lecce) ed il suo stemma (facciata del Duomo)

Ill.mo e Rev.mo signor mio

… Mi ritrovo qui in Napoli con don Francesco nostro dal 15 del corrente [mese] giungendo la sera precedente il giorno dell'infortunio di questi luoghi vicini per l'incendio del Monte di Somma e degli imminenti pericoli di questa Città, e perchè per otto giorni continui siamo stati fuori di noi universalmente pensando all'anima, sono stato mal creato a non darle subito parte del mio arrivo … ; per questo la prego a perdonarmi chè le cause sono state potentissime, e perché credo che havrà inteso per altra strada le cose qui successe, però non so se tardi distintamente ho voluto darvene parte … del successo fino ad oggi.
Saprà dunque V. S. che la notte precedente del Martedì 16 di questo mese la mezza notte e la mattina a 13 hore furono in Napoli e luoghi vicini due terremoti … nell'ultimo che fu, l'esalazione proruppe ad uscire nel Monte di Somma con tanta vehemenza che fece molte bocche di horrido fuoco, che cagionava oltre le voracissime fiamme sì gran globi di densissimo fumo, che dava crudel spavento a chi le mirava, e particolarmente atterrì me che essendomi svegliato per tempo quella mattina, nel vestirmi m'accorsi di tal spettacolo, vedendosi dalla camera dove io dormo assai bene tutta la detta Montagna, e tanto più ebbi timore per la ruina che n'havea da succedere; questo fumo ch'usciva dal detto fuoco pian piano s'andò spandendo di modo che s'annebbiò l'aere in poche hore di modo che pareva quasi notte, e verso le sedici hore si cominciarono a sentire i grandi muggiti che la resistenza forte della materia che impediva l'esalazione o la forza del fuoco nell'ardere materia così mal disposta producevano, et erano così continui, e fra quelli poi uscendo … colpi come, anzi più che d'artiglieria, che tanto maggiormente s'andava aumentando il mio terrore; verso le 21 hore cominciarono tutte le porte e finestre, e vetrate di palazzi e chiese della Città a sbattere, con tanto continuo e gagliardo moto, che neppure un momento cessavano da quello, il che fu attribuito all'impeto di quella voragine che percorreva l'aere …; verso poi un'hora di notte cessò tanto tremore di porte e finestre, et inciampammo in cosa peggiore perché cominciarono li terremoti veri e così spessi che dico a V. S. con verità che quella notte non passò spazio d'un Credo fra l'uno e l'altro; è vero che alcuni erano leggieri alcuni mediocri et altri haveano del violento, ma non cessavano, sì che tutta quella notte nessuno habitò in casa propria ma nelle Chiese a confessarsi, e cercar perdono a Dio de' peccati suoi, né ci fu pur uno che chiuse per il sonno … l'occhi aspettando di continuo la morte; durarono questi terremoti così continui per tutte le 18 hore del Mercoledì, nella quale hora ve ne fu uno assai violento, verso la sera poi del Mercoledì cessò tanto fremito del fuoco ancorchè ardesse con violenza grande; con tutto ciò la notte seguente al detto Mercoledì li terremoti seguirono con la stessa assiduità, ma un poco meno della notte antecedente … e la mattina del Mercoledì ci ritrovammo coperti d'un dito di cenere piovuta la notte per detto incendio, però ci fu una pioggia che subito la disfece, grazie ai santi nostri protettori da' quali ottenemmo la grazia come dirò appresso …; detti terremoti seguirono poi notte e giorno spessissimo per otto giorni continui … Mercoledì 24 del corrente si videro cessare sebbene alle volte se ne va sentendo alcuno leggiero … credo perché non son cessate le fiamme del Vesuvio, che per la comunicanza che fra esse fanno queste esalazioni di volta in volta se ne va sentendo conforme la più o meno resistenza nel bruciare, et esalare in detto Monte, il quale segue a bruciare con il solito impeto e densità di fumo grandissima, ma senza quell'urli e numeri del primo giorno, si giudica che non s'estinguerà per giorni e giorni, perché non si vede in nessun modo diminuire, et essendo il monte che arde più alto d'un altro monte vicino, il Somma adesso si vede di gran lunga per la voracità delle fiamme consumato e abbassato; gli effetti che han prodotto quest'incendio sono stati infiniti, e crudelissimi, per haver con le fiamme, con le ceneri, con le pietre infocate, colpito molti luoghi non solo distrutto infinite masserie ma estinto più di diciassette terre e casali conforme fin'adesso s'è potuto sapere, fra quali quasi tutta è rovinata Torre del Greco una delle belle cose ch'era in questa riviera, la Torre della Nunziata, Ottaviano, Bosco, et altri luoghi, con aver ammazzato in essi infinite persone assai miserabilmente, e molte più ne sarìano perite, se avvedendosi del fuoco non fossero la maggior parte fuggite fra quali il nostro don Carlo Buoncompagno ritrovandosi ad habitare nella Torre del Greco, accorgendosi dell'infortunio fu necessitato, non potendo fuggir per terra per timore d'inciampare in peggio, partì in una barchetta … e per mare a pena se ne venne in Napoli mezzo morto per il terrore; ha fatto di più gran danno nella Città di Nola, in Sarno, et in altri luoghi ma il più l'ha fatto con le ceneri, che con l'abbondanza di quelle e con la gravezza d'esse la quale è indicibile ha fatto cascare case intere, si son ritrovati infiniti animali e fiere selvagge bruciate, e quel ch'è peggio che non solo in questi vicini ma quasi per tutta la Puglia e terra di Bari, et Otranto; fin dove è certa notizia che siano in abbondanza giunte le ceneri, gli animali non hanno che pascere per esser coperta e secca l'herba da dette ceneri, e giornalmente ne muoiono infiniti, v'è anche notizia sicura ch'in Somma sia uscita una nuova foce d'acqua che ha preso il corso verso certi casali, e n'ha fatto gran danno …
La mattina del Martedì il mare del molo di Napoli per un pochetto si ritirò tanto che le galee e barche quasi erano rimaste in secco; però fu assai poco il tempo, che subito si rihebbero; la compassione de' morti e del modo come sono morti, e ritrovati abbracciati, e bruciati mezzi, madre con figli, mariti con mogli, fratelli con fratelli, non si può esprimere. Per grazia poi di S. Gennaro glorioso noi qui havemo passato il tutto sebbene con timore infinito però con poco danno, dovendo noi per la vicinanza patir più d'altri luoghi più distanti che son distrutti, e si vide il Mercoledì visibilmente da molti nell'Architrave dell'Arcivescovato detto glorioso santo in habito pontificale benedire il popolo, del che il sig. Carlo Arcivescovo n'ha preso informazione, qui si son fatte e si fanno processioni, et ormai senza fine e con assai sentimento, che credami V. S. che causa gran frutto per l'anime che non si cessa né notte né giorno pregar Dio con pianti di vero cuore; si son convertite innumerabili meretrici, et altri peccatoracci, sebbene non son mancati de' perversi ch'in tali tempi non han lasciato d'offendere Dio con furti, et altri peccati enormi, il sig. Carlo e sig. Vicerè si sono [com]portati nel governo spirituale e temporale in questa calamità egregiamente … perché oltre il riparo di sovvenire a tanti poveri fuggiti da luoghi estinti, e rimasti senza neppure le loro vesti, rimediano … a tanti cadaveri e ceneri, con quelli far seppellire, e queste dove si può di sgombrare, quel ch'è di peggio, che si dubita di questa infezione d'aere sì per l'esalazioni cattive che sono, com'anco per li detti cadaveri che non si sa se tutti potranno a tempo sotterrare che prima non habbino fatto il mal effetto loro, né tutti quelli che son morti sono stati bruciati, perché chi si ritrova mezzo chi si ritrova intero soffocato, e chi ammantato dalle pietre infocate, si teme anco qualche grave penuria per le gran ceneri ch'han coperto li seminati per la maggior parte del Regno…
Noi qui temiamo più di tutti perché s'è visto e si vede che sempre li venti sono propizii a lanciare le ceneri altrove, dubitiamo però che un giorno per i nostri peccati N. S. Dio non si voglia compiacere di farci più tal grazia, sì che siamo con continuo pericolo, ma il glorioso S. Gennaro ci dà cuore, che i meriti suoi compenseranno tanti nostri demeriti …
Di Pisciotta non ho notizie se vi sono stati terremoti e ceneri, come sono stati in molte parti del Regno più lontane, e per saperlo e per darli parte di noi ho spedito un corriere, acciò l'uno si consoli con l'altro delle grazie ricevute da Dio per intercessione dei suoi Santi … Con D. Francesco bacio a V. S. vivamente le mani. Napoli 21 di Xbre 1631.
Aff.mo servitore
don Luigi Pappacoda


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