Massimino Iannone


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naufragio di una marticana

Fatti storici


5 agosto 2013

Ritengo di grande interesse questo documento, che ho rinvenuto presso l'Archivio di Stato di Salerno.
Vi si racconta del naufragio di una nave che, dopo aver caricato olio e vino a Marina di Pisciotta, per il mare cattivo si rifugia nel porto di Palinuro prima di ripartire per Napoli. La tempesta però, ed i venti particolarmente inclementi, la danneggiano fino a spingerla sulla spiaggia, dove maestri d'ascia e decine di operai, appositamente fatti venire da Pisciotta, cercano di recuperare quel che resta del carico.



1 marzo 1781
. Davanti al notaio Giuseppe D'Agostino, al Porto di Palinuro, si costituiscono padron Michele Montefusco di Procida con altri otto suoi marinai, tutti di Procida. Il primo, proprietario della marticana denominata "La SS. Trinità", alla presenza di d. Scipione di Ciaccio, luogotenente della Terra di Pisciotta, e di padron Tommaso Martuscello, padron Gaetano Tambasco, padron Domenico Mazzitelli, Arcangelo Troccoli e Marchiorre Castellano, tutti di Pisciotta, ha esposto sotto giuramento i fatti seguenti.
In virtù di noleggio e di contratto del 22 gennaio 1781 fatto a Napoli con d. Francesco Vetere, il 2 febbraio fece vela da Procida coi suoi marinai ed approdò in questo porto il 4 febbraio. Il 5 si portò colla marticana alla marina di Pisciotta e scaricò qui una quantità di botti che servivano per gli olii che d. Francesco Vetere teneva nella Terra di Pisciotta, e fatto ciò con ogni sollecitudine se ne tornò per maggior sicurezza ad ancorarsi in questo porto; il giorno 9 si portò di nuovo alla marina di Pisciotta ed imbarcò con sollecitudine e prestezza 40 botti di olio e subito venne ad ancorarsi in questo porto. Il 14 febbraio si portò di nuovo a Pisciotta ed imbarcò la restante parte di olio, cioè 37 botti, e subito se ne ritornò di nuovo ad ancorarsi in questo porto, dove il giorno 17 fece un tempo cattivissimo di vento di Ponente, e Libeccio, con acqua di cielo e burrasca, e salirono i venti a Ponente, e Maestro, traversia di questo porto, e si crebbe totalmente la tempesta che verso le due di notte ad un bastimento genovese che pure stava ancorato in questo porto, e framezzato tra la montagna e la marticana di esso Padron Michele, si ruppero i capi che stavano legati alla vicina montagna, ed il bastimento urtò sopra la murata della marticana di padron Michele, il quale con gran fatica e prudenza e sollecitudine, conoscendo il danno che poteva cagionargli il detto bastimento genovese, stimò secondo l'arte marittima di mollare i suoi capi di poppa, acciò il bastimento genovese avesse avuto libero il passaggio, senza urtare di nuovo la marticana; si trovava ancorata dalla parte di prora della stessa marticana un altro bastimento procidano del padron Giuseppe Scuotto e la sua marticana, nel mollare i suddetti capi di poppa, urtò con lo sperone nella poppa del bastimento di padron Giuseppe Scuotto, e detto sperone si ruppe e subito si cercò di ripararlo. Giorno 25 imbarcò in questo porto altre 9 botti di olio, e 14 botti di vino, e altri 18 fusti tra grandi e piccoli, e terminò il suo intero carico. Avute le debite spedizioni, firmò le polizze di carico, ma non potè il dì seguente salpare e far vela a cagione del tempo cattivo, il quale tempo andò crescendo giorno per giorno talchè il 28 febbraio crebbe talmente il mare con vento di Mezzogiorno, e Libeccio, e verso le ore 17 passò di Ponente, e Maestro, i quali venti sono contrari, e fanno traversia in questo porto. Nelle stesse ore entrò in questo porto un bastimento sorrentino, e non potendo reggere al mare ed alle tempeste, verso le ore venti andò ad investire nelle sabbie di questo porto, ed esso padron Michele Montefusco, dopo aver maggiormente premunito e cautelato la sua marticana con tre ancore da prora ed una da poppa, oltre a quattro capi legati alla montagna, ed avendo resistito quanto potè sino alle ore 21, e vedendo l'evidente pericolo di perdere colla sua marticana anche la vita, fu costretto alla fine ad abbandonarla, e colla sua ciurma se ne calò a terra. Verso le ore 24 crebbe talmente il mare che fu un terremoto di mare come suol dirsi, di modo che esso padron Michele vide coi propri occhi che la sua marticana strappò, e strascinò tutte l'ancore, ed andò ad urtare la montagna, ed in questo atto si ruppero li capi legati alla medesima roccia, e la marticana andiede ad investire nelle sabbie di questo porto, che fu grazia speciale del nostro Iddio; ed in questo mentre il sig. D. Gennaro Vetere, zio di d. Francesco, che dimorava in Pisciotta, vedendo le Burrasche e le tempeste, e dubitando di qualche sinistro, mandò nel medesimo dì 28 febbraio in questo porto due accorte persone, cioè padron Tommaso Martuscello e padron Gaetano Tambasco, li quali di tutta fretta giunsero in questo porto verso un'ora di notte, e ritrovarono che poc'anzi era accaduta la disgrazia della suddetta marticana naufragata, e nell'istess'ora immediatamente mandarono l'avviso a don Gennaro Vetere, il quale stamattina per tempo con 60 e più persone, e quattro mastrodascia e padroni di barche, si è portato in questo porto di Palinuro per dare quell'aiuto che si poteva per il recupero della mercanzia. Come infatti oggi 1° marzo ai quattro mastrodascia, dopo aver fatto due aperture al fianco, ossia murata, ed alla coperta di detta marticana, è riuscito di recuperare, e salvare molti fusti di olio imbarcati, e perché attualmente si fatica per il recupero dell'olio non ha ancora potuto individuare tutto il danno sofferto, e la quantità di mercanzia recuperata, e salvata moltoppiù perché si hanno trovati sinora varii fusti rotti, e vuoti, ed altri con acqua ed olio dentro, e tuttocciò è eseguito in presenza dei signori ufficiali della portolania, li quali fusti stanno insieme colli fusti pieni nelle sabbie di questo porto, essendosi totalmente perduto il vino, perché in quelle poche botti era vino ed acqua marina, e perciò inservibile, a cagione che le suddette botti di vino erano sopra coperta. Tutto ciò seguito in presenza e coll'assistenza anche di d. Gennaro Vetere e dei padroni Tommaso Martuscello e Gaetano Tambasco, persone destinate da d. Gennaro a vigilare per il recupero delle dette mercanzie, e parimenti colla presenza ed assistenza degli ufficiali della Portolania, e soldati della Dogana, e coll'assistenza e presenza del sig. notaio e del giudice a contratto e testimoni, che su quanto ho riferito hanno sempre assistito, e veduto, come pure han veduto di essere la maggior parte dei fusti ricuperati portati e soggetti a trasilare olio, o sia a far sculo d'olio ...

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