Massimino Iannone


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Pisciotta, Comune "fedele"

Fatti storici

13 gennaio 2013


PISCIOTTA, Comune "fedele"

Nel giugno 1828 il canonico Antonio Maria De Luca, di Celle Bulgheria, carbonaro che aveva aderito alla Società Segreta dei Filadelfi, abbastanza diffusa nel Cilento, promosse un'insurrezione per ottenere dal Re di Napoli Francesco I la costituzione. Alla sommossa aveva aderito anche una banda i briganti guidata dai fratelli Capozzoli. Il 28 giugno i rivoltosi occuparono un fortino che dominava la spiaggia di Palinuro, proclamarono un governo provvisorio e promulgarono la Costituzione francese. Altri centri del Cilento simpatizzarono coi rivoltosi, accogliendoli con entusiasmo ed issando la bandiera tricolore, ad eccezione di S. Giovanni a Piro e di Pisciotta. Il 2 luglio le forze borboniche, guidate dal maresciallo Francesco Saverio del Carretto, intervennero per sedare la rivolta, con molta determinazione e ferocia. I ribelli fuggirono da ogni parte. Fu raso al suolo il paese di Bosco, che aveva aderito con particolare entusiasmo all'insurrezione, si eseguirono decine di condanne a morte, tra cui quella del canonico De Luca, che si era costituito per evitare che il suo paese facesse la fine di Bosco. I fratelli Capozzoli furono catturati l'anno successivo e fucilati a Palinuro: le loro teste, mozzate, furono portate in mostra nei paesi circostanti.

Oltre alle distruzioni ed alle esecuzioni, ci furono anche punizioni e premi sul piano amministrativo. Il 28 luglio il Re decretò che fosse cancellato dall'albo dei Comuni del Regno il paese di Bosco, degradato a frazione ed aggregato a S. Giovanni a Piro. Accordò al Maresciallo Del Carretto la decorazione di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di S. Giorgio ed il titolo di Marchese. Concesse promozioni ai Giudici della Commissione Militare ed ai Giudici Regi dei Circondari di Pisciotta, Camerota e Buccino.

Il 3 ottobre assegnò il Diploma di "Comune Fedele" a S. Giovanni a Piro ed a Pisciotta. Ecco il testo della lettera de Re, spedita l'11 ottobre 1828 al Ministro della Polizia Generale:

Eccellenza, il Comune di Pisciotta nella Provincia del Principato Citra si contraddistinse negli attentati criminosi di Luglio ultimo avvenuti nel Distretto di Vallo con opporsi unanimemente alla scorreria de'masnadieri Capozzoli, e di alquanti sciagurati, che improntando in tale emergenza la maschera di politiche opinioni unironsi a quegli scorridori di campagna per depredare le altrui proprietà, tentando a tale oggetto di sovvertire l'ordine pubblico, e il legittimo Governo di S. M. Quindi la M. S. volendo rimunerare l'operosa divozione di quel Comune al Real Trono, si è degnata nel Consiglio ordinario di Stato del 3 ottobre corrente ordinare
- che si accordi al Comune suddetto il titolo di Fedele mediante Real Diploma;
- che si eriga innanzi a quella Casa Comunale una lapide, nella quale sia trascritta tale sovrana concessione;
- e che il Sindaco pro tempore dello stesso Comune sia nelle pubbliche funzioni insignito di una Medaglia d'oro nella quale dovrà essere inciso un motto indicante la fedeltà al trono dimostrata dal Comune negli ultimi avvenimenti di Vallo.

(Il sindaco di Pisciotta a quel tempo era Tommaso Fedullo. In tutti i documenti ufficiali, fino all'Unità, è stata usata l'intitolazione "Comune fedele di Pisciotta").

Le due immagini di sopra testimoniano la riconoscenza al Clero di Pisciotta per la fedeltà alla religione ed al Re, in occasione delle vicende qui raccontate: il Re Francesco I, con Decreto del 30 Gennaio 1829, aveva autorizzato il Vescovo di Capaccio a concedere al Clero di Pisciotta l'uso della Mozzetta Violacea durante le funzioni religiose. A sinistra il documento di concessione del Vescovo (nel quale si parla di "clero comunitatis Fidelis Pyxunti") , del 1° aprile 1829; a destra la ratifica del Re, del 9 aprile 1829.

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